NEW MODEL: La nuova collaborazione di Fendi con Hey Reilly

Gilet imbottito con cappuccio di tessuto tecnico reversibile e motivo FF throughout; pantalone di jersey con bande laterali FF; marsupio di tessuto vetrificato con motivo FF e brand Fendi Mania di pelle applicato. Tutto FENDI MANIA. Hair Braydon Nelson utilizing Rene Furterer. Make-up Frankie Boyd utilizing Chanel Les Beiges, entrambi @ Streeters. On set John Haywood @ Mini Title NY.

Il loro incontro è avvenuto sui social community. Lui con un account Instagram pieno di collage fantasiosi, lei piuttosto una neofita. Ma quando lui ha trovato un messaggio spedito da lei, non pensava certo che sarebbe finita così.E invece oggi dall’art work di lui – l’artista digitale Hey Reilly – è nata una capsule assortment che fonde il nome di Fendi con il lettering del marchio sportswear Fila. «È successo subito dopo il mio publish Fendi faux, non potevo crederci. Period proprio Silvia Venturini Fendi a scrivermi, ho temuto una denuncia. Ma ora eccoci qui con il pro-getto Fendi Mania». La collezione è stata svelata a metà ottobre con eventi speciali a New York, Beverly Hills, Parigi, Londra, Mosca, Hong Kong, Shanghai, Tokyo e Kuwait. «Fendi Mania è una celebrazione del brand iniziata con l’ultima sfilata, che adesso si estende a capi e accessori donna, uomo e bambino», cube Silvia Venturini Fendi, direttore creativo uomo, bambino e accessori donna. «Allo stesso tempo è una celebrazione del lavoro dell’artista, che unisce creatività e ironia: il lato enjoyable è per noi un elemento chiave». Le basi dell’operazione si potrebbero definire duchampiane, condividendo la nota pratica dell’appropriazione artistica. Riadattato ai codici della maison, il brand è ora disponibile nelle combinazioni blu/rosso e giallo/nero. «Fendi Mania ha uno spirito avenue», prosegue. Si compone di un piccolo e vivace guardaroba di pezzi tipo scorching pants da surprise lady e giacche con frange, cappotto di visone con brand intarsiato e buying bag in pelle esotica, a sua volta intarsiata a stelle e strisce.

Extra

Arte e musica sono motivi ispiratori. Materiali preziosi come cocco e pelliccia convivono con denim e nylon. È un sottile gioco d’equilibrio, poiché serba l’eleganza e la maestria artigianale della maison mentre aderisce all’estetica grafica e viscerale del brand. «Silvia ha detto letteralmente: “Fai quel che vuoi”», ricorda Hey Reilly, che si tiene stretto l’anonimato. Di lui si sa poco, a parte che è scozzese e aveva una collezione menswear dopo gli studi al Royal Faculty of Artwork. Il suo account con 120mila followers è una biblioteca d’icone contemporanee in un cortocircuito di contami-nazioni: rimasto silente per un po’, ha poi avuto un successo virale e quindi piovono richieste di collaborazione. Quella sua maniera irriverente di trattare i miti d’oggi, in un mash-up per così dire spontaneo, risuona perfettamente con la sensibilità dei Millennials. «Mi piace questa generazione, è libera, ha voglia di riscoprire l’autenticità e l’originalità», cube Silvia Venturini Fendi: «Posta contenuti che durano 24 ore, ma è vicina a valori senza tempo». Non è il primo episodio questo, in casa Fendi, che guarda a quel segmento, lo stesso di Leonetta, la figlia ventiduenne: «Mi ha convinto a iscrivermi a Instagram». Circa un anno fa, infatti, avveniva il lancio di “F is for…”, «progetto di comunicazione a 360 gradi, una piattaforma on-line e offline che racconta il nostro punto di vista con il loro linguaggio». In fondo, il modo di concepire dei Millennials, nella trasfigurazione del brand, è cruciale. Il retroscena, filosofico: meglio il possesso o la condivisione? Nel capitalismo delle immagini, queste non sono di chi le produce ma di chi le usa. Il brand smette di essere standing image per definirsi “linguaggio” e la parola chiave è “irriverenza”. Sosteneva infatti il filososfo, sociologo e cineasta Man Debord che «dove il mondo reale si combina in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali». Quanto accade oggi, nella moda, dimostra che virtuale e reale sono estremamente prossimi. Perciò, la fantasia di Hey Reilly si è incarnata in un prodotto che si vende on-line e offline. Che finisse così, per chi conosce la stirpe delle Fendi, period ovvio. Da sempre sostengono l’arte anche nelle forme più revolutionary. «Siamo una famiglia numerosa abituata a parlare tantissimo, a tavola», chiosa la stilista, «e un’azienda dove si è sempre respirata aria d’inclusione e libertà».

Vogue Italia, novembre 2018, n.819, pag.133

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